PRO NATURA ALESSANDRIA
e.r.i.c.a. i 2 fiumi
"Documenti su resilienza economica. Situazione grandi impianti"
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.1. documento n. 1: Intervento della segreteria dell'associazione all'incontro del 20 gennaio 2026
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.2. documento n. 2: Intervento (riassuntivo) iscritto Boschetto su situazione PFAS collegata a Solvay/SyernsQo al 22 febb. 2026 (prima parte)
.3. documento n. 3:
.4. documento n. 4:
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.1. Ambientalismo non Inquisizione
Alessandria e il suo circondario sono realtà particolari, ognuna con sue storie e caratteristiche. C’è Novi Ligure, Casale M.to, Felizzano-Quattordio, tutto il meraviglioso sud della provincia con perle come Acqui Terme, Ovada, Serravalle-Arquata. C’è la città capoluogo un tempo molto bella, con mura di cinta storiche, torri altissime e robuste, ponti artistici su Bormida e Tanaro. Un mondo tutto da scoprire e valorizzare. Un’area vasta direttamente coinvolta nella storia industriale del cosiddetto “boom economico” del Secondo dopoguerra e già fortemente interessata da fenomeni di forte e pesante industrializzazione a partire dalla metà dell’Ottocento. Storia vecchia e ben conosciuta, così come sono ben conosciute le centinaia di discariche abusive collegate alle diverse fasi di quei convulsi periodi di “sviluppo”. Con contorno di fabbriche sventrate, fatiscenti e superficialmente chiuse con vecchi cartelli e recinzioni d’annata. Come il buon vino che il territorio circostante, le belle colline del nostro Monferrato continua o offrire, due interpretazioni del termine “annata” su cui riflettere.
Residui di attività con bidoni e scarti vari stipati in buona parte a fianco dei nostri principali fiumi (la Scrivia, l’Orba, la Bormida, il Tanaro, il Po e i loro bacini). Sempre con la connivenza o, per lo meno, la sottovalutazione del rischio da parte delle autorità di competenza. Con il risultato di essere oggi una terra dei fuochi “a nord”, conosciuta come “triangolo delle morti per cancro” più che come centro del “mitico” triangolo industriale.
In tutto questo quadro disarmante spicca la storia dell’Eternit di Casale e, ancor di più , quella della Solvay-SyEnsQo di Alessandria-Spinetta. Ci viene spesso da scrivere in cinese Xi Ens Qo (con una traduzione del tipo “terreno favorevole pronto”) proprio perché vediamo in questo “Syensqo” qualcosa di strano, inquietante e profetico, qualcosa di “pronto” per una seconda e peggior vita. Quasi un “se ce ne andremo via di qua sappiamo dove andare. Meno lacci e lacciuoli, più produzioni, meno grane”. Certo….non dovrebbe essere così ma questa è la realtà. Se si dovesse chiudere lo stabilimento di Alessandria-Spinetta, con solo alcune bonifiche in corso (oltretutto su produzioni precedenti all’attuale gestione) oltre al danno occupazionale ci sarebbe la non certezza di una eliminazione definitiva delle lavorazioni inquinanti attuali e fra queste i PFAS. I migliaia di composti perfluorurati di cui conosciamo la pericolosità, la persistenza nel corpo e per alcuni la accertata cancerogenesi. Anche se (cfr. sotto “Dichiarazione proprietà Solvay 2025”) in via di sostituzione negli attuali processi di lavoro, con buona possibilità di essere prodotti altrove, in barba alle giuste preoccupazioni di una attenzione alla terra nel suo insieme, l’unica che abbiamo, la stessa qui da noi e anche in Cina, ovunque.
Di qui la partecipazione di Pro Natura Alessandria “e,r.i.c.a. i 2 fiumi” alla prima tornata processuale conclusasi nel 2018 (con una incriminazione pesante di azienda e alcuni dirigenti, anche se non come richiesto dal Pubblico ministero) e di lì, proprio da quella esperienza la convinzione che la “via processuale” non sia la migliore (e comunque non “l’unica”) per risolvere questo tipo di situazioni. Originate, come scritto sopra, da una errata concezione di sviluppo e da speculazioni di ogni genere. Oggi siamo di fronte ad un bivio…seguire da vicino (e se del caso correggere) le attività industriali di “cambio lavorazione” con abbandono di PFAS e collegati oppure puntare, vista l’impossibilità di trovare alternative di lavoro valide, alla chiusura definitiva della fabbrica con un migliaio di persone, complessivamente, coinvolte nell’operazione? Noi siamo, come associazione pro natura presente sul territorio dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, per la strada del dialogo, dell’osservazione delle trasformazioni in atto, cercando di scoprire per tempo strategie, scelte di fondo, tipi di lavorazione e loro compatibilità con la migliore “green economy”. Non ci interessa il “giustizialismo” e la vendetta perché sappiamo bene quali sono stati i principali colpevoli di questo disastro collettivo che per 120 anni ha interessato il nostro territorio, prima con fabbriche chimiche per coloranti e prodotti agricoli poi per qualsiasi prodotto immaginabile. Quindi, in conclusione, sì ad ogni operazione – anche a carattere giuridico – utile a cambiare e migliorare le lavorazioni, possibilmente (anche se molto difficile) con un progressivo allontanamento dei nuclei produttivi di fabbrica dal centro del sobborgo di Spinetta Marengo (a soli 5 Km da Alessandria), no a polemiche sterile, contrapposizioni di facciata e ricerca di capri espiatori. Massimo sostegno invece ad operazioni tese al potenziamento delle varie bonifiche in corso e mettendo serie premesse (quindi con finanziamenti certi) per le prossime riguardanti prodotti chimici di altissima pericolosità. Il tutto incentivando (e non penalizzando) il rapporto con l’Università del Piemonte Orientale per tutte quelle specifiche competenze di tutela, salvaguardia e valorizzazione che potranno servire a trasformare questa disgraziata area della provincia di Alessandria.
Di qui, da queste scelte (di circa due anni fa) formulate in modo coerente allo Statuto dell’associazione e con piena compartecipazione degli iscritti e delle iscritte, la nostra non partecipazione come “parte civile” (pur avendone la possibilità) a questa seconda tornata processuale in corso che vedrà nel mese di marzo una sua prossima ripresa. Lo ribadiamo…ci interessano modifiche concrete e certe, non vendette o processi inquisitori. Grazie per l’attenzione.
Alessandria. 27 gennaio 2026
Pier l. Cavalchini (presidente) e Jaqueline J. Mendoza (co-presidente)
Con dettaglio scheda
(qui sotto, per comodità la scheda come ricevuta dalla giornalista dott.ssa Fazzini.
"La replica di Syensqo
Riceviamo a pubblichiamo la seguente rettifica ad alcune affermazioni contenute nell'articolo.
In riferimento all’articolo “ Il ministero dell'Ambiente e la Solvay trattano per le bonifiche a Spinetta Marengo”, pubblicato in data 11 luglio 2025 a firma di Laura Fazzini, ci rincresce dover leggere informazioni imprecise o parziali su Syensqo che forniscono una descrizione non adeguata dell’impegno e degli investimenti in sostenibilità effettuati dalla nostra società a Spinetta Marengo per far fronte alle attività di bonifica. Tale impegno è dimostrato anche dal recente raggiungimento di un nuovo importante traguardo nella rimozione dei solventi clorurati dalla contaminazione storica.
Riteniamo, pertanto, importante precisare quanto segue:
1. Non è corretto affermare che Solvay non abbia intrapreso attività di bonifica. Nel 2012 Solvay, oggi Syensqo, in ottemperanza alla normativa vigente in ambito bonifiche , ha presentato il Piano di messa in sicurezza e primi interventi di bonifica, approvato dalla conferenza dei servizi; le attività previste sono state realizzate o sono in corso nel rispetto delle tempistiche concordate con il Comune, l'autorità competente;
2. si ricorda che, nonostante la legge per i siti operativi preveda l'obbligo di messa in sicurezza e non di bonifica, Solvay prima e Syensqo successivamente hanno presentato volontariamente, laddove tecnicamente possibile, interventi di bonifica oltre alla messa in sicurezza;
3. non è corretto affermare che non sia stata intrapresa alcuna azione riguardo alla rimozione degli inquinanti dai pozzi privati nelle vicinanze del sito. Solvay prima e Syensqo dopo ha aderito volontariamente al progetto di bonifica avviato dal Comune delle aree esterne al sito, sia per i contaminanti storici che per i Pfas, presentando il piano di caratterizzazione utile a verificare lo stato qualitativo della falda acquifera e dei terreni per un’area che si estende per circa 6 Km quadrati. La fase di caratterizzazione è stata completata ed è in corso l’analisi del rischio, in coordinamento con le autorità
4. Contrariamente a quanto riportato, i Pfas sono monitorati nella falda acquifera dal 2019, sia all’interno che all’esterno dello stabilimento, anche per verificare l’efficacia delle misure di bonifica adottate e l’efficienza della barriera idraulica.
La risposta dell'autrice
L’articolo pubblicato intende evidenziare la mancata azione del ministero dell'Ambiente sulla richiesta di rimediare al danno ambientale causato dalla produzione chimica del sito Solvay. Danno ambientale che è stato acclarato nella prima causa Solvay nella quale il ministero era parte civile, arrivata in Cassazione a dicembre 2019. Questa pronuncia, definitiva da quasi sei anni, ha confermato come i sistemi di contenimento posti per trattenere le sostanze dentro il perimetro dell’azienda fossero insufficienti. La sentenza del 2019 quindi ha acclarato la contaminazione per alcune sostanze, considerate storiche, condannando dirigenti sia della passata gestione Edison sia dell’ultima e attuale proprietaria, Solvay ora Syensqo.
Questi sono dati di fatto e atti processuali che attestano incontrovertibilmente sia la riconosciuta responsabilità di una contaminazione pregressa, sia il correlato obbligo di provvedere al ripristino dei danni cagionati.
1. Se è vero che nel 2012 è iniziata la procedura della messa in sicurezza, questa rappresenta attività finalizzate ad intercettare, contenere ed impedire il rilascio di sostanze inquinanti dalle fonti di contaminazioni, contrastando una situazione in atto (salvo l’ipotesi della messa in sicurezza permanente, non oggetto di questi casi). Ma già la Cassazione con la sentenza del 2019 ha indicato come le misure di contenimento, la barriera idraulica, fossero insufficienti. Dopo sette anni dalla prima procedura di messa in sicurezza quindi una sentenza dimostra che la barriera non è in grado di contenere le sostanze e ha stabilito l’obbligo di riparare i danni ambientali. A luglio 2024 in Commissione parlamentare sui rifiuti e Pfas il direttore generale di Arpa Piemonte, Secondo Barbero, testimonia come le sostanze anche storiche come il cromo esavalente siano oltre la soglia sia internamente il sito sia nei punti monitorati esternamente. 12 anni dopo la procedura di messa in sicurezza.
Inoltre se è vero che è stata intrapresa la procedura di bonifica e sono stati presentati i primi interventi è pur vero che ad oggi non sono conclusi, quindi la bonifica ad oggi non è stata completata per le vecchie sostanze. Anche in questo caso stiamo parlando di riscontri oggettivi, attestati da report, analisi e dichiarazioni da parte delle Autorità competenti. Anzi, ci sono elementi aggiuntivi che si prestano ad attestare come la situazione della zona attorno allo stabilimento ex Solvay ora Syensqo sia assai critica e attenda interventi risolutivi. È iniziato infatti un secondo processo penale per nuovi composti, i Pfas, di cui, va ricordato, Syensqo-Solvay è l’unica produttrice in Italia. Ad una situazione pregressa non risolta si è pertanto aggiunta un’ulteriore contaminazione, attualmente oggetto di accertamento giudiziario. La procura della Repubblica di Alessandria, nell’avviso di conclusione indagini a dicembre 2023, ha richiesto il rinvio a giudizio per due dirigenti, Stefano Bigini e Andrea Diotto, per una bonifica ritenuta non ancora efficace e una contaminazione in atto. Indipendentemente dall’eventuale responsabilità del Comune e dei vari enti partecipanti sulle tappe del cronoprogramma per la messa in sicurezza concordata nel 2012, è dato di fatto che la contaminazione non sia stata integralmente rimossa, sia nelle aree del sito industriale che in quelle limitrofe.
2. Il sito operativo Syensqo attualmente sta rilasciando i nuovi composti, oggetto di specifico intervento della Provincia che ha fermato la produzione due volte tra aprile e luglio 2024. È esistente una situazione di vulnerabilità che richiede una pronta ed efficace messa in sicurezza. La messa in sicurezza è obbligatoriamente prevista come misura dal decreto legislativo n. 152/2006. In altri termini, quando emerge il superamento di CSC o di valori anomali per sostanze anche non normate ma prodotte in un sito chimico – tra l’altro sotto Direttiva Seveso – è un atto dovuto provvedere alla messa in sicurezza da parte del gestore dell’impianto. La messa in sicurezza compete anche al proprietario del sito per circoscrivere un evento dannoso ed impedire l’aggravamento delle sue conseguenze dannose.
3. Il piano di caratterizzazione, l’analisi di rischio e il seguente piano di bonifica dei terreni esterni, discusso con gli enti pubblici, è durato oltre tre anni e portato al Tar di Torino dalla stessa Syensqo Solvay. I pozzi esterni tutt’ora evidenziano valori costanti di Pfas, come da pubblicazione sul sito pubblico di Arpa Piemonte. Si raggiungono picchi di 800 nanogrammi di cC6o4 nel pozzo di cascina Grilla, a valle del sito. La bonifica dei terreni esterni è gestita dal dipartimento ambiente del comune di Alessandria che, audito a marzo 2025 in commissione ambiente in Comune, ha commentato come faticoso il rapporto con l’aziende, sia Edison sia Solvay.
Nessun privato cittadino che offre volontariamente il proprio pozzo per il monitoraggio di Arpa per la ricerca di Pfas è mai stato contattato dalla Syensqo Solvay per un’eventuale bonifica.
4. I dati dei Pfas in falda, prodotti dall’azienda, risalgono al 2009 come da dossier depositato in Procura durante il primo processo. ll primo campionamento di Pfoa in atmosfera interna al sito risale al 2001, voluto dal dirigente d’allora Giuseppe Malinverno e realizzato dal laboratorio Theolab di Volpiano, Torino.
Lo scarico nel Bormida, dopo il trattamento nelle vasche interne e attraverso il CTE, ha evidenziato ad aprile 2024 un superamento di cC6O4 nelle schiume. Il direttore d’allora, Stefano Colosio, aveva escluso ci fosse un superamento, dicendo che i dati dell’azienda erano concordi con quelli di Arpa Alessandria. Una dichiarazione smentita dai dati Arpa alcuni giorni dopo, che invece indicavano un superamento della legge regionale del 2021.
La stessa Arpa, audita in commissione ambiente nell’aprile 2025, presenta i dati sul Pfoa nei pozzi esterni al sito, posti sull’andamento di falda e utili per evidenziare possibili fuoriuscite malgrado l’azione della barriera idraulica. Il Pfoa è sempre presente e raggiunge un microgrammo per litro nel pozzo più vicino.
I Pfas sotto brevetto esclusivo di Solvay, cC6O4 e la miscela ADV, sono inoltre tutt’ora presenti nei monitoraggi in atmosfera eseguiti da Arpa e nei pozzi esterni, analizzati da un laboratorio indipendente e pubblicati da Lavialibera a marzo 2025."
FINE DOCUMENTO
.2. PFAS . Tracciamento emissioni / impatti.
Il nostro membro di Direttivo "Pro Natura Alessandria." e .r. i. c. a. - i 2 fiumi" Fabrizio Boschetto ci ha fatto pervenire un interessante contributo. Lo divulghiamo tramite FB e tramite il nostro sito web https://ad1168alexandria.wixsite.com/pronatura
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Titolo: Tracciamento delle emissioni e degli impatti dei PFAS storici ed emergenti sugli ecosistemi
acquatici e terrestri dal polo chimico di produzione di fluoropolimeri di Spinetta Marengo (Italia).
+2
Abstract: La produzione di perfluoropolimeri è una delle principali fonti di PFAS non polimerici per gli ecosistemi.
Lo studio ha analizzato il rilascio, il trasporto e il destino ambientale dei PFAS sia storici ("legacy") che emergenti emessi dall'impianto di Spinetta Marengo, uno dei più grandi d'Europa. Attraverso un approccio multimediale, sono stati misurati PFAS storici (come il PFOA) e sostituti emergenti (inclusi il c6O4 e la miscela Cl-PFPECA) in acque reflue, fiumi, deposizioni atmosferiche, sedimenti, suoli, vegetazione, lombrichi, pesci e uova di uccelli. I risultati mostrano che i PFAS emergenti presentano persistenza, mobilità e bioaccumulo simili a quelli dei composti regolamentati e che il PFOA, sebbene sostituito dal 2013, è ancora presente nella catena trofica.
+4
Riassunto del Documento
Il rapporto analizza l'impatto ambientale del polo chimico (precedentemente Solvay, ora Syensqo) di Spinetta Marengo (AL) tra il 2020 e il 2022.
+2
1. Emissioni e Contaminazione delle Acque
• Riduzione delle concentrazioni: Tra il 2020 e il 2022 è stata osservata una forte
diminuzione dei PFAS totali nelle acque di scarico. In particolare, il c6O4 è passato da un
massimo di 62 µg/L a 2.5 µg/L.
+4
• Persistenza del PFOA: Nonostante il PFOA non venga più utilizzato dal 2013, rimane
rilevabile negli scarichi (mediana di 273 ng/L nel 2022) e nei sedimenti, indicando una
contaminazione storica persistente.
+2
• Impatto a lungo raggio: La contaminazione si diffonde lungo i fiumi Bormida, Tanaro e
Po, raggiungendo il Mare Adriatico a oltre 300 km di distanza. PFAS sono stati trovati anche
in pozzi di acqua potabile a centinaia di chilometri dal sito (es. a Ferrara).
+1
2. Ecosistema Terrestre e Catena Alimentare
• Uova di uccelli: Sono state analizzate uova di Cinciallegra e Storno. Quelle raccolte vicino
all'impianto hanno mostrato i livelli di PFOA più alti mai registrati al mondo in uova di
uccelli selvatici.
• Bioaccumulo: I PFAS emergenti (come il c6O4 e i Cl-PFPECA) mostrano capacità di
accumulo negli organismi (pesci e lombrichi) del tutto simili ai vecchi PFAS.
+3
• Ruolo della vegetazione: Le piante agiscono come "spugne" per i PFAS atmosferici,
trasferendoli poi agli insetti e agli uccelli che se ne nutrono.
3. Implicazioni per la Salute e la Regolamentazione
• Percorsi di esposizione umana: Lo studio suggerisce che la popolazione locale potrebbe
essere esposta ai PFAS non solo tramite l'acqua potabile, ma anche attraverso il consumo di
cibi prodotti localmente, l'inalazione di aria contaminata e il contatto con polveri e suoli.
• Sostituzione "infelice": I dati forniscono prove critiche per il dibattito normativo sulla
cosiddetta "regrettable substitution" (sostituzione infelice), dimostrando che i nuovi
composti chimici non sono necessariamente più sicuri di quelli che hanno sostituito.
+2
In sintesi, la ricerca evidenzia la necessità di monitoraggi sistematici e di limiti di emissione più severi sia per l'aria che per l'acqua per mitigare una contaminazione che si sta rivelando vasta e persistente.





