



Describe your image

CULTURA
> 11
> 21
& 18 / 24 / 36 ...



7 gennaio 2026. Alessandria
Alla cortese attenzione del presidente e dello staff “UNITRE “ Alessandria
…
Buongiorno e buon Anno a tutto lo staff.
Dopo essermi consultato con il collega prof. G.L.Ferraris sono giunto alla formalizzazione della presente proposta che va a modificare (integrandola, a mio modesto parere, in meglio) la nostra comune esperienza triennale di "Conoscenza di Ambiente e Territorio".
Come prima proposta (in un certo senso “completa” si tratterebbe di limitare a due sole uscite (una di partenza a ottobre 2026, l'altra di chiusura a maggio 2027) con un focus particolare su "Letteratura contemporanea , Pace e Ambiente".
Le due visite citate sarebbero, poi, inerenti personaggi della cultura moderna e contemporanea del nostro territorio, con conoscenza dei luoghi di vita e di frequentazione familiare e lavorativa. Da Cesare Pavese, Gianni Rodari, Beppe Fenoglio, fino ad arrivare ad Umberto Eco.
Per mantenere comunque una continuità con le proposte ideate sotto la dizione “Conoscenza dell’Ambiente e del territorio” ormai al terzo anno, è prevista una seconda proposta strettamente collegata alla più generale “Ambiente, Pace, Conoscenza di ecosistemi umani e naturali” . Si concretizza in cinque uscite, di cui ben tre in treno nelle località di Milano, Torino, Genova.
Qui di seguito entrambe le proposte…
PROPOSTA n. 1
“Ambiente, Pace, Conoscenza di ecosistemi umani e naturali”
Sottotitolo. “Percorsi di Letteratura contemporanea” , avrebbe quindi la seguente conformazione, se approvata. La mia esperienza pluriennale come docente di Lettere al Liceo "U. Eco" (già "Saluzzo-Plana") mi permette di garantire una sufficiente completezza dell'informazione e, soprattutto , il coinvolgimento diretto dei corsisti (spero numerosi).
.1.1. Prima uscita con presentazione del Corso : venerdì 9 ottobre 2026. " (in auto private) Raduno prersso piazzale mc Donald. H. 8.30. Trasferimento a Santo Stefano Belbo. Visita alla casa, alla sede della Fondazione Cesare Pavese e al Museo a lui dedicato. Visita del centro storico. Visita di Alba e incontro con i responsabili del Centro di Ricerca ed Educazione all'Ambiente E.R.I.C.A. di Alba con visita guidata condotta dal prof. Roberto Cavallo. Visita dei musei della Città e di una "cantina" specializzata in prodotti vinicoli e locali rigorosamente biologici.
.1.2. Nell’ultima settimana di ottobre (in data da decidere se di mattino o pomeriggio) si terrà, presso la sede UNITRE di Alessandria in Via Wagner ang. C.so XX Settembre, la lezione teorico-pratica di più stretta conoscenza della realtà letteraria contemporanea italiana. Realtà poco conosciuta sia per gli autori. sia per le riviste e purtroppo anche per i concorsi nazionali di livello. Presentazione generale
.1.3. Terzo incontro. Nella seconda settimana di novembre (in data da decidere se di mattino o pomeriggio) si terrà, presso la sede UNITRE di Alessandria in Via Wagner ang. C.so XX Settembre, la lezione teorico-pratica incentrata sugli autori / sulle autrici contemporanei/e (operanti negli ultimi 80 anni) con presentazione dei filoni letterari di riferimento e con letture dirette di pagine di prosa o poesia. La scansione sarà rigidamente sulle due ore, con la seguente articolazione: 40 minuti presentazione con slides, 20 minuti di lettura diretta, 40 minuti di coinvolgimento diretto con analisi e approfondimenti fatti sui testi dai corsisti e gli ultimi 20 minuti destinati a domande o curiosità.
.1.4. Quarto incontro . Nella prima settimana di dicembre (in data da decidere se di mattino o pomeriggio) si terrà, presso la sede UNITRE di Alessandria in Via Wagner ang. C.so XX Settembre, la lezione teorico-pratica che riguarderà, con organizzazione simile, quindi non solo cattedratica ma con coinvolgimento diretto, le RIVISTE letterarie specializzate e le CASE EDITRICI più coinvolte sull'argomento "Letteratura contemporanea" ricercando e presentando in modo particolare pubblicazioni recentissime riguardanti la tutela dell'Ambiente, del Territorio, del Vivere civile e, immancabile, con una attenzione specifica a testi di promozione di una vera cultura di Pace.
.1.5. Quinto incontro (da tenersi nella seconda decade di febbraio 2027, sempre in data e orario da definire, stessa sede) . Sarà l’occasione per conoscere storia, organizzazione e funzionamento dei principali "Concorsi Letterari italiani" moderni. Fra questi il Premio Campiello, il Premio Strega insieme a diversi altri. Sempre con una presentazione di una quarantina di minuti, non di più e poi attività relative di lettura, analisi, riconoscimento di filoni e interessi particolari, tutti direttamente condotte/esperite dai corsisti.
.1.6. Sesto incontro ( da tenersi nell’ ultima decade di marzo 2027, di nuovo con una visita ad un centro di particolare interesse letterario in una città legata ai vari filoni letterari della contemporaneità. Si tratterà di una visita in treno a Milano, con diretta conoscenza di una Casa Editrice, del funzionamento dei vari settori di ideazione/lavorazione/distribuzione e, previo contatto con la fondazione Umberto Eco, con la possibilità di entrare in contatto con i materiali, gli scritti, i disegni, le illustrazioni del concittadino Eco contenute in Piazza Castello n. 3 a Milano. Ovviamente il tutto sarà coronato da una visita ad alcuni luoghi "magici" della città capoluogo lombarda (il Duomo, Sant'Ambrogio, il castello Sforzesco, il cenacolo Da Vinci, se possibile).
Queste le proposte per il corso completo di “Percorsi di letteratura contemporanea”
Riepilogando, per dare nuova linfa alla nostra collaborazione: 1. si limitano a due le uscite, di cui una in treno; 2. si avvia una forma seminariale "viva" su tematiche di estrema attualità tramite lo studio e la conoscenza di autori e "filoni" della narrativa, della saggistica e della poesia contemporanea (di quasi tutto il XX secolo e dell'inizio del XXI); 3. si insiste sul coinvolgimento dei corsisti sia per non annoiare, sia per dare originalità e contenuti (anche imprevedibili) agli approfondimenti che saranno proposti; 4. vi sarà la possibilità, in più momenti degli incontri, di incrociare la letteratura contemporanea con altre "arti", dalla musica, alla pittura, alla scultura, al teatro, al cinema. Insomma ...una occasione di divertimento e di "appassionamento" oltre che di conoscenza.
E' prevista, se sarà possibile, una presentazione finale delle realizzazioni autonome dei corsisti che non mancheranno di stupire gli eventuali spettatori...(ma su questo dovremo "lavorare" con i diretti interessati).
….
PROPOSTA n. 2
Seconda ipotesi di Percorso “Ambiente, Pace, Conoscenza di ecosistemi umani e naturali (2)” più legata alla tipologia già conosciuta in questi ultimi tre anni di iniziative insieme. Sostanzialmente alle due uscite già indicate (riportate comunque qui sotto) se ne aggiungeranno altre tre, di cui due sostenibili con comodi trasbordi via treno.
.2.1. Prima uscita con presentazione del Corso : venerdì 9 ottobre 2026. " (in auto private) Raduno prersso piazzale mc Donald. H. 8.30. Trasferimento a Santo Stefano Belbo. Visita alla casa, alla sede della Fondazione Cesare Pavese e al Museo a lui dedicato. Visita del centro storico. Visita di Alba e incontro con i responsabili del Centro di Ricerca ed Educazione all'Ambiente E.R.I.C.A. di Alba con visita guidata condotta dal prof. Roberto Cavallo. Visita dei musei della Città e di una "cantina" specializzata in prodotti vinicoli e locali rigorosamente biologici.
.2.2. Il percorso n. 2 ( da tenersi nell’ ultima decade decade di marzo 2027, sarà di nuovo con una visita di chiusura ad un centro di particolare interesse letterario con visita di una città, con un collegamento ai filoni letterari della contemporaneità. Si tratterà di una visita in treno a Milano, con diretta conoscenza di una Casa Editrice, del funzionamento dei vari settori di ideazione/lavorazione/distribuzione e, previo contatto con la fondazione Umberto Eco, con la possibilità di entrare in contatto con i materiali, gli scritti, i disegni, le illustrazioni del concittadino Eco contenute in Piazza Castello n. 3 a Milano. Ovviamente il tutto sarà coronato da una visita ad alcuni luoghi "magici" della città capoluogo lombarda (il Duomo, Sant'Ambrogio, il castello Sforzesco, il cenacolo Da Vinci, se possibile).
.2.3. Uscita n. 3 (mese di aprile) Partenza dalla stazione di Alessandria . h. h 7.31. Destinazione Genova . Arrivo a Porta principe. Visita a palazzo Ducale e relativa mostra. Visita a “Galata . Museo del mare”. Visita al Centro Storico e a una delle chiese medioevali. Passaggio in uno dei ristoranti della città con scelta personale di cibi locali. Ritorno (sempre in treno) previsto per le ore 15.30 (sarà presente una guida per gran parte della permanenza in città).
.2.4. Uscita n. 4 (mese di maggio prima settimana) Raduno come di consueto in auto presso piazzale Mac Donald di Alessandria. Trasferimento alla citta di Ovada. Visita del centro storico. Oratorio dell’Annunziata e Parrocchia di Nostra Signora Assunta.. Museo “storico paleontologico G.Maini”. Trasferimento a Morbello. Passeggiata (1000 m facile) da località Morbello Piazza a cascina Cherpione. (osservazione del paesaggio e delle particolarità storico geologiche).
.2.5. Uscita n. 5 (ultima). (mese di maggio ultima settimana) . Partenza dalla stazione di Alessandria . h. h 7.31. Destinazione Torino. Visita di una delle mostre al GAM (Arte moderna) e al Museo del Cinema (Mole Antonelliana. Visita alla Duomo di San Giovanni e ad un caffe’ tipico del centro. Ritorno (sempre in treno) previsto per le ore 15.30
…
Grazie per l'attenzione e Buon Anno.
prof. Pier L. Cavalchini (in attesa di un vs. cortese riscontro per i dettagli inerenti le proposte)
p.s. molte cose si possono già trovare in archivio documenti, pronte per essere usate per le lezioni / visite in oggetto.... qui > https://ad1168alexandria.wixsite.com/cultura/copia-di-ambiente-letteratura

indice
01 -
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Titolo 2
Incontro n. 1 - Lunedì 26 ottobre 2026
In margine alla prima lezione. 26 ottobre 2026
LETTERATURA CONTEMPORANEA.
OCCASIONE DI RIFLESSIONE SU UMANITà, NATURA, TERRITORIO, PACE
L’ultimo libro di Umberto Eco, NUMERO ZERO, è davvero illuminante e ci può dare una chiave di lettura nuova per capire meglio l’illustre autore. Come è noto il nostro Umberto viene celebrato come “grande studioso, erudito ma non spocchioso”, attento alle cose del mondo anche se sembrava preferire la più classica delle torri d’avorio. …Sembrava…mes amis… E “Numero Zero“ in questo è dirimente…sembra un giochetto da ragazzi viziati e troppo cresciuti, con arie da chi la sa lunga, che ben conosce il mondo e le persone tanto da abbindolarle con storie banali e notizie di terz’ordine…e invece non è così. Quasi una manifestazione di “unicità” , al limite della superiorità spocchiosa (proprio quella che invece non lo caratterizza) con il finale del libro a scoprirne gli arcani.
Eco muore nel 2016 e proprio “Numero Zero” (1) è il suo ultimo libro, scritto, quindi, tra il 2014 e il 2015. L’ambientazione è ben conosciuta dall’autore… Siamo a Milano, in una redazione che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, a bassi servizi per il suo editore. Tutti i giornalisti coinvolti hanno passati culturalmente discutibili e lo stesso direttore non si è fatto scrupoli di pubblicare riviste scollacciate, fumetti, critiche approssimative…pur di far soldi. L’alter ego di Eco è un redattore paranoico che ricostruisce la storia di cinquant’anni attorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. Siamo negli anni Novanta, un momento cruciale della storia italiana e con quei fatti Umberto Eco, letteralmente “gioca”. E lo fa nell’ombra di Gladio, citando la P2, l’assassinio di Papa Luciani, il colpo si stato di Junio Valerio Borghese, la CIA e, in stretto giro di posta, vent’anni di stragi e depistaggi. Con storie di mafia e cadaveri compresi. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo… Poi alla fine si capisce che Eco è molto più diretto e partecipe di quanto voglia far credere. Non è insensibile, sa valutare i fatti e quando porvi mano, non interviene sempre…interviene quando serve.
La lezione di Roberto Cotroneo
Di questo, della particolare e tutta speciale “empatia” di Eco si era accorto, già molti anni fa, uno dei suoi pochi amici veri: Umberto Cotroneo. Non perché Umberto non volesse amici e, come il refrain di Arbore preferisse il “Meno siamo meglio stiamo”, assolutamente no. E’ solo che di falsi amici, di amici e amiche di vetrina Umberto Eco ne ha avuti migliaia durante la sua vita, spessissimo solo per incontri fugaci e superficiali e, purtroppo, spesso senza nemmeno aver letto a fondo i suoi libri. Ma “conoscere Eco”, essere vicini a lui, stringergli la mano, magari comprare il libro di grido per poi aprirlo solo per fargli fare una firma…”fa figo”. E questo era ben presente al nostro Umberto che si scherniva fin dove poteva ma lo spazio libero di azione, per i grandi, per gli artisti, a volte si restringe molto.
“Chi era Umberto Eco? Lo si può raccontare partendo da minuzie, dettagli, brevi mail, lettere svianti, telefonate improvvise e persino silenzi! Si può comporre un mosaico complesso, entrare nella mente vulcanica di questo grande scrittore attraverso dei fili sottili e quasi invisibili? E’ quello che in “Umberto” (2) ha fatto Roberto Cotroneo. Entrambi di Alessandria, entrambi editorialisti de “L’Espresso”, uno maestro, l’altro allievo. Tra loro c’è sempre stato uno scambio continuo. E “Umberto”, edito da La nave di Teseo è la storia di un rapporto vicino e distante, un ritratto che dice molto ma al tempo stesso mantiene un equilibrio, un rispetto, un riserbo verso quello che consideriamo il più celebre autore e intellettuale italiano nel mondo. “L’unico libro possibile su di te, Umberto, è un libro di frammenti”. Così scriveva una ventina di anni fa Roberto Cotroneo, suo vero amico di una vita – riprendendo la tiritera precedente – e proprio con lui proviamo ad approcciare più da vicino uno dei più illustri alessandrini.
Nel suo libro, infatti, già a pagina 9, ci fa scoprire un Umberto tutto particolare, inseritissimo nella vita intellettuale del suo tempo, curioso di tutto, ma proprio di tutto. E infatti Cotroneo riporta: “Negli anni Sessanta, viste due strisce di Charles Schulz, ancora del tutto sconosciuto, capiva che il disegnatore americano sarebbe diventato irresistibile e irrinunciabile per molte generazioni: Schulz con Snoopy, Charlie Brown e Lucy.” . Una “striscia” americana poco conosciuta allora, con alcune caratteristiche che riprenderà, il nostro, nelle “Bustine della Minerva”. Immagini lampo, strisce brevi, poche parole, freddure su cui riflettere. Un mix perfetto per Umberto Eco che davvero era moderno per i suoi tempi, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Cotroneo va oltre e ce lo presenta (p. 10) “Appassionato di Chopin, quasi in privato, in pubblico giocava con Pierre Boulez e Luciano Berio nello Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano, dove c’erano più oscillatori che strumenti musicali . E se Luciano Berio componeva con la voce della moglie Cathy Berberian i passi dell’ Ulisse di Joyce, lui passava dai codici medievali ai romanzi rosa”. Persona curiosa e dal “multiforme ingegno”… perfettamente a suo agio fin dai primi contatti (p. 13) con il mondo dell’Informatica. Incuriosito dal mezzo volle provare ma… (p. 17) ”tra il 1977 e il 1979 non esistevano computer che ti permettessero di scrivere agevolmente neanche cinque pagine. Avevano schermi piccoli, scarsamente leggibili, i sistemi operativi erano elementari e le capacità di memoria oggi farebbero ridere.”…Poi acquistò l’M 21 Olivetti “Pesava almeno cinque chili, aveva una maniglia per portarselo dietro, e quel che è peggio il monitor era più piccolo di quello di un tablet ed era a fosfori arancioni. “ E, da allora la simbiosi è stata totale, al punto di scavare all’interno nei microchip per carpirne debolezze ed eventuali minacce. D’altra parte…(p. 22) “quella vecchia Italia dove si era formato, dove aveva cominciato a pubblicare , era in bianco e nero. Quella di Umberto era già a colori quando tutto il resto rimaneva in bianco e nero. Il colore inteso come modernità, senza compiacimenti, senza nostalgia. Forse in vecchiaia qualche nostalgia l’ha vissuta, ma erano sempre soltanto nostalgie private, mai pubbliche e tantomeno politiche. Non ha mai rimpianto l’Italia contadina, il passato, il mondo di un tempo. In questo senso Umberto e Pier Paolo Pasolini sono esattamente agli antipodi”. E, come la passione “obtorto collo” per i computer, non si tratta di ”modernismo” e tanto meno di adattarsi alle mode. Lui prova, tocca come San Tommaso “direttamente”, elabora e poi esce allo scoperto. Tanto è vero che (p. 25) “la morte di Umberto è stata già di per sé un’eccezione non prevista. Lo credevamo immortale, e forse eravamo nel giusto. La morte ha a che fare con la finitezza, e Umberto non aveva nulla a che fare con la finitezza. Perché era sempre capace di fare la mossa del cavallo. Di scartare, di saltare i pezzi avversari, di prolungare le partite, di muoversi in modo imprevedibile. “
Il “fascismo eterno" e alcuni temi ricorrenti
Viene descritto come “lucido, curioso, spiritoso, ma senza tessere politiche in tasca”. Addirittura “un Eco che non ha mai suonato il piffero della rivoluzione” (p. 32). Indifferente agli scritti di Antonio Gramsci, in polemica con Pasolini e non solo. Sicuramente autonomo da “crocianesimo” e “cultura marxista”. E proprio per questi motivi, per questa sua innata diffidenza critica riprenderà più volte (p. 41) “Il fascismo eterno, le teorie del complotto…Tornerà a questi temi nel “Cimitero di Praga” e in “Numero zero”, svelando chiaramente quali siano i suoi argomenti preferiti, quelli su cui oggi dovremmo insistere di più” . Constatazioni che è bene riprendere come quella (p. 49) di “Umberto Eco che non ha mai sdoganato nulla. Ha soltanto riletto la cultura popolare con gli strumenti della cultura alta, ha usato Aristotele per capire Ian Fleming e Duns Scoto per arrivare a Superman o Flash Gordon.” Operazioni di confronto che fece sempre con analisi precise e con la documentazione accessoria utile a capire meglio i concetti proposti. Anticipò molte cose: “la dicotomia tra Apocalittici e integrati, il concetto di opera aperta, il monito contro le derive interpretative, la semiotica come disciplina del futuro” tutte caratteristiche del suo modo di pensare senza dimenticare il suo rifiuto di ogni forma di snobismo intellettuale che lui non proclamava ma, semplicemente, viveva tutti i giorni … Di lì l’attenzione per manifestazioni letterarie e culturali al limite della comprensione, rispettando tutto ciò che vi è di popolare e vero nelle proposte testuali o audiovisuali. Di lì la sua attenzione ai “Caroselli”, alle trasmissioni di intrattenimento, alla televisione “nazional popolare” in genere. Fenomeno analizzato e sezionato con il bisturi del chirurgo e con la disponibilità a cambiare opinione se qualcuno lo convinceva…Continuato ad essere seguito e amato in un mondo, e soprattutto in una nazione, impoverita culturalmente e socialmente. (p. 94) A riprova di questo , su “La Repubblica” del luglio 1995, scrive Maria Corti sul primo dei saggi di Cotroneo riguardante Eco “La diffidenza come sistema”: Non è che Cotroneo si creda infallibile, ma si concede meditatamente l’arbitrio di colloquiare solo con Eco. Il suo è un incontro a carico solo dei due, “Eco e lui stesso, con tutta la concentrazione mentale che tale situazione produce: ne nasce un libro molto originale, che conferma ai lettori l’esistenza dei lucidi piaceri della lettura. Quando due lucide intelligenze, di uno scrittore e di un lettore in funzione di critico, si incontrano sulla pagina, ne nasce una corrente intellettuale con i suoi vortici, irradiazioni, ripercussioni, cioè un fatto mobile e a volte nuovo dentro la letteratura. Il fatto abbastanza nuovo in questo felice incontro è che l’insieme del discorso critico si arricchisce di una potenzialità quasi narrativa”. E ancora, sempre sul filo dei ricordi (p. 103) quando uscì <Eco: due o tre cose che so di lui> di Roberto Cotroneo , Furio Colombo lo recensì così“…Cotroneo ha decifrato passaggi, ha valutato vita e scrittura, personaggi e autore, scoperto coincidenze, rintracciato lettere…sa di essere a un passo dal segreto” (Furio Colombo sul Corriere della Sera del 16 febbraio 2002). Allora piaceva all’autore (Cotroneo) come interpretazione, se ne sentiva lusingato. Vent’anni dopo la musica è cambiata: ora, per sua ammissione , non ne è convinto. “Eco è molto più semplice e diretto di quanto sembri”.
In conclusione due ricordi nitidi
A p. 130 del suo “Umberto” Cotroneo si lascia andare ad una considerazione forte che, come spesso succede al “milanese e bolognese di adozione” va a confermare quella che è un po’ una diceria popolare. La scarsa vena, quasi la noia che procurava la città del cappello Borsalino all’autore del “Nome della rosa”… Infatti, ricorda Cotroneo…“Ad Alessandria Umberto non c’è mai stato. Nonostante abbia passato anni a leggerlo, ed ero ancora un ragazzo, nonostante vivessi ancora in città, non mi è mai venuto in mente di cercare i luoghi, di visitare la classe dove aveva studiato, di chiedere al convento dei Cappuccini se qualche vecchio francescano si ricordava di lui…Sempre di libri, solo per i libri. Umberto era i suoi libri, quelli che scriveva e quelli che possedeva. Non erano strade, caffè, luoghi, ristoranti…. Un essere fatto di pergamene e di carta, legature , inchiostri e quant’altro”. Quindi non una persona fisica, quasi – piuttosto – una entità spirituale che, come l’aroma inconfondibile delle vecchie grandi biblioteche di un tempo, ti entra in corpo da tutti gli orifici, ti magnetizza gli occhi e le orecchie…ti “muta”…spesso in meglio.
Molti sono i passi del libro di Roberto Cotroneo “Umberto” che ne spiegano la convivialità ritirata, la voglia di spendersi e al tempo stesso di ritrarsi, per cui anche il solo “vederlo”, lo “scambiarsi qualche battuta…diventa epocale. (p.17) “Dico della prima e dell’ultima volta che lo vidi. La prima nel 1981, di gennaio, eravamo in quella libreria (libreria Fissore in Via Dante) ad Alessandria. Seduti uno di fronte all’altro. Lui la barba ancora scura, sedici anni di meno degli anni che mi porto oggi. Il lei, ovvio. La mia idea di scendere in campo per intervistarlo e vincere almeno un game. Anche se non era una partita, bensì erano semplicemente un paio di occhiali nuovi che mi era stato permesso di indossare. L’ultima volta che lo vidi fu a Camogli, all’Hotel Cenobio dei dogi, nel settembre del 2015 (…) Lui chiudeva il festival della comunicazione con una Lectio magistralis: “Tu, lei, la memoria e l’insulto”. Comunicazione rimasta solo sulla carta perché per motivi contingenti (allerta meteo) il Festival si concluse prima delle nostre (di Eco e Cotroneo) comunicazioni. “. E avendo avuto la fortuna di conoscere Eco, seppure di sfuggita proprio nella libreria “Dante” di Cesarino Fissore, sono sicuro che il forfait non gli abbia causato nessun fastidio…anzi.
In conclusione…leggetevi (oppure rileggetevi…c’è sempre qualcosa da scovare) entrambi i libri. Quello di Cotroneo con il titolo omnibus “Umberto” e il davvero intrigante “Numero Zero”….senza andare però subito alle ultime 12 pagine…
Pier L. Cavalchini
…
.1. Umberto ECO “Numero Zero”. Edit. Bompiani. 2016
.2. Roberto COTRONEO “Umberto”. Ed. La nave di Teseo. Coll. “Le Onde”. 2016
,,,
E a breve….oltre alla parte generale, un approfondimento del grande Cesare PAVESE
...................................................................................................................................................................
Qualche notizia in più (Umberto ECO)
Il 5 gennaio di novant’anni fa nasceva Umberto Eco, intellettuale poliedrico e ostile ad ogni categorizzazione troppo ferrea.
Saggista, professore, scrittore, traduttore, filosofo, semiologo: il retaggio che ha saputo lasciare alla cultura italiana è incommensurabile, eppure Eco ha sempre saputo divincolarsi bene da chi voleva ingabbiarlo nel ruolo del teorico immobile nella propria torre d’avorio.
Quando si trattava di fare divulgazione culturale, l’intellettuale di Alessandria infatti metteva al primo posto l’immediatezza e l’ironia, a riprova che spesso la grandezza consista nella capacità di spiegare questioni molto complesse con le parole più semplici possibili.
Un esempio su tutti sia l’elogio che gli ha dedicato Alessandro Baricco in occasione della sua scomparsa, nel 2016: «Capì che il cuore del mondo non stava immobile in un tabernacolo sorvegliato dai sacerdoti del sapere: comprese che era nomade, capace di spostarsi nei posti più assurdi, di nascondersi nel dettaglio, di espandersi in archi di tempo colossali, di frequentare qualsiasi bellezza, di battere dentro a un cassonetto e di sparire quando voleva».
E dire che l’ambiente universitario frequentato da Umberto Eco non è dei più umili, dal momento che il futuro scrittore si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia. La passione per la storia e la cultura medievale nasce negli anni dell’università e accompagna Eco per tutta la sua vasta produzione letteraria, sia per quanto riguarda la saggistica, che per quanto concerne la narrativa: se infatti la sua primissima pubblicazione è un ampiamento della sua tesi di laurea dedicata alla figura di Tommaso d’Aquino, il suo romanzo più famoso – Il nome della rosa – è ambientato in un’abbazia del XIV secolo.
(immagine con fumento di Dylan Dog)
Umberto Eco è stato un grande appassionato del fumetto Dylan Dog e gli sceneggiatori hanno voluto omaggiare lo scrittore nel numero 136, in una storia in cui Humbert Coe (chiaro alter ego dell’autore de Il nome della rosa) affianca l'indagatore dell'incubo in nella risoluzione di un fitto mistero legato all'origine del linguaggio.
Dopo gli studi, Eco approda in RAI.
L’emittente stava a quei tempi cercando di svecchiare la propria immagine avvalendosi di intellettuali dalle idee fresche e innovative, soprannominati corsari. L’esperienza televisiva sarà fondativa per quanto riguarda l’impianto teorico di buona parte della saggistica scritta da Umberto Eco. Nel 1961 pubblica infatti Fenomenologia di Mike Bongiorno, poi seguito da Diario minimo (1963) e inizia ad appassionarsi con sempre maggior fervore al campo dei nuovi media, tanto da farsi in seguito promotore, presso il DAMS di Bologna, di un corso universitario specificamente dedicato all’ambito delle scienze della comunicazione.
Quanto più distante dall’arroganza tipica del ceto intellettuale, Eco è infatti solito infatti ripetere che a suo dire l’uomo colto non è colui che conosce ogni risposta, ma “colui che sa dove andare a cercare l'informazione nell'unico momento della sua vita in cui gli serve”. I mezzi di comunicazione a suo dire non vanno demonizzati, come tendono a fare molti intellettuali, ma devono al contrario essere capiti e analizzati con lucidità.
Nel 1964 Eco esprime bene la dicotomia presente nell’opinione pubblica in merito ai nuovi media all’interno di un saggio dal titolo alquanto diretto, Apocalittici e integrati.
La cultura di massa e il suo rapporto con i più moderni mezzi di comunicazione rimangono centrali nel pensiero di Eco anche nei decenni successivi, quando l’avvento di Internet cambia le carte in tavola.
Grande sostenitore del progetto di Wikipedia, vista come un’enorme e democratica enciclopedia condivisa, Eco sarà tuttavia più scettico per quanto riguarda i social network, sostenendo che rischiano di dare “diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.
È l’invasione degli imbecilli.
"L’esperienza vissuta in RAI non influisce però soltanto sull’elaborazione del pensiero di Eco, ma è per lui essenziale anche da un punto di vista più strettamente personale: è in questa circostanza infatti che conosce altri intellettuali, con i quali darà vita qualche anno più tardi al Gruppo63, un collettivo neoavanguardista interessato a sperimentare nuove forme di espressione, rompendo con gli schemi tradizionali. La critica della cultura che a quel tempo viene incensata da pubblico e giornali non risparmia scrittori e pensatori del calibro di Giorgio Bassani e Vasco Pratolini, ironicamente definiti “Liale” in riferimento all’autrice di romanzi rosa.
Queste polemiche e querelle non impediscono a Eco di diventare, nel 1959, codirettore della casa editrice Bompiani, ruolo che ricopre fino al 1975. Nel frattempo, negli anni Sessanta ha inizio la lunga carriera universitaria che lo avrebbe visto insegnare in vari atenei, da Torino a Milano, da Firenze a Bologna, prima di approdare nelle più prestigiose università del mondo. Finirà infatti per tenere lezioni anche alla Columbia, a Yale, Harvard e Oxford, e si ritirerà dall’insegnamento solo nel 2007, per sopraggiunti limiti d’età.
Le onorificenze di Umberto Eco
Sapevate che a Umberto Eco sono state conferite oltre 40 lauree honoris causa? Ma non è stata l’unica onorificenza data allo scrittore: gli è stato dedicato l'asteroide 13069 Umbertoeco, scoperto nel 1991 dall'astronomo belga Eric Walter Elst. E c’è di più: nel 2008 lo scrittore è stato nominato Duca dell'Isola del Giorno Prima del regno di Redonda dal re Xavier, in omaggio al suo romanzo L’isola del giorno prima.
Nel 1968 Eco inizia a sviluppare un interesse per la semiotica, non limitandosi a pubblicare diversi saggi (a partire da La struttura assente) ma dando anche vita alla rivista specialistica Versus. Nel frattempo, collabora anche con l’Espresso, sul quale dal 1985 al 2016 tiene la rubrica culturale La bustina di Minerva, appuntamento settimanale nel quale l’intellettuale dà sfogo a tutte le sue più brillanti qualità, tra cui acume e ironia. Non si tratta però dell’unica testata che ha l’onore di ospitare articoli di Umberto Eco, il quale dà vita a collaborazioni anche con La Stampa, il Corriere della Sera e Repubblica.
Cura solo pochi libri in veste di traduttore, ma tra questi spicca la traduzione italiana degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, ambiziosa antologia che si promette di raccogliere per 99 volte la stessa storia, raccontata in 99 modi diversi.
L’esordio in narrativa avviene solo nel 1980, con quello che sarà per sempre considerato il suo capolavoro, Il nome della rosa, un romanzo ricco di citazioni colte e piccoli divertissment (come l’incipit che riprende in chiave parodistica una vignetta dei Peanuts). Il libro ottiene uno straordinario successo di pubblico, vince lo Strega e viene adattato in film e serie tv. Nel 2012 se ne pubblica una versione riveduta e corretta, emendata da ripetizioni e anacronismi.
Il nome della rosa, un vero e proprio cult
"Il nome della rosa" è il libro cult di centinaia di bibliofili, e per un ottimo motivo. Come si spiega infatti l'economista Alessandro Giraudo, leggerlo "è un po’ come avere un paio di occhiali attraverso i quali si può riguardare la storia dell’uomo". Scopri la sua recensione a questo classico moderno nella nostra rubrica dedicata ai romanzi cult.
.......................................................................
Segue nel 1988 Il pendolo di Foucault, satira delle teorie complottiste e del retropensiero con cui a volte vengono riletti i fatti storici. Temi ricorrenti nella produzione letteraria di Eco, in cui la stupidità dell’uomo medio viene trattata con bonaria tolleranza raramente venata di disprezzo.
“La mia biblioteca è ricca di testi che hanno a che fare con la scienza falsa, strampalata e assurda” dichiara infatti nel saggio Non sperate di liberarvi dei libri, dialogo con Jean-Claude Carriére, “Sono affascinato dall’errore, dalla malafede e dalla stupidità”.
La seduzione esercitata dall’invenzione, dall’artificio, dalla falsità e dal ricordo è centrale anche nei romanzi successivi: L'isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015), tutti editi Bompiani. Ma l’idillio con la casa editrice è destinato a finire.
L’idealismo di cui lo scrittore aveva dato prova in gioventù, militando nei primi gruppi politicizzati della sua università, non lo abbandona neanche in età più avanzata: dopo l’acquisizione di Bompiani da parte del gruppo Mondazzoli, Eco decide di abbandonare la propria storica casa editrice, scegliendo di pubblicare da quel momento in avanti sotto l’egida della neonata Nave di Teseo. Un ambizioso progetto al quale dà vita insieme a una squadra di intellettuali e promotori culturali, un esperimento che Eco, non senza un pizzico di divertita incoscienza, definisce "l'unica alternativa alla Settimana Enigmistica, il vero rimedio contro l'Alzheimer".
Lasciare Bompiani per fondare una propria casa editrice è una scelta coerente e coraggiosa, lontana dal cinismo con cui aveva affermato: "L'eroe vero è sempre eroe per sbaglio, il suo sogno sarebbe di essere un onesto vigliacco come tutti."
Nel 2006 abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di chiedergli quale fosse, a suo dire, il compito di un editore del futuro.
“
Fare libri. Perché malgrado tutte le visioni apocalittiche, il libro è come il cucchiaio, il coltello, il martello, cioè una cosa che una volta che è stata inventata non c’è barba di designer danese che riesca a modificarla per farla diventare più efficace
Umberto Eco viene a mancare nel 2016, ma il retaggio di quanto lascia nel mondo della cultura è più vivo che mai in virtù dell’imperitura gloria conferita dall’attività di leggere e scrivere.
Come ricorda infatti lo stesso scrittore: “Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”
Un’immortalità all’indietro che Eco ha la fortuna di vivere ogni giorno, prendendo vita tra le pagine dei propri saggi e romanzi. E, come l’Eco del mito, la sua voce continuerà a rimbombare dentro di noi, anche molto tempo dopo la sua scomparsa.
.......................................................................
A integrazione dell'incontro
La Letteratura Contemporanea in Italia


Scrivere un classico- Il nome della rosa di Umberto Eco (via DW YouTube Downloader).mkv

"IL NOME DELLA ROSA" . Puntata n. 2. RAI



